mercoledì 14 gennaio 2009

Jovannotti - Come musica

I miei grandissimi sogni i tuoi risvegli lontani
i nostri occhi che diventano mani…
La mia pazienza di perla le tue teorie sull’amore
fatte a pezzi da un profumo buono …
Il tuo specchio appannato la mia brutta giornata,
la tua parte di letto in questa parte di vita.
Il tuo respiro che mi calma se ci appoggio il cuore
la nostra storia che non può finire!
So che è successo già:
che altri già si amarono non è una novità!
Ma questo nostro amore è come musica
che non potrà finire mai, che non potrà finire mai…
Le nostre false partenze i miei improvvisi stupori
Il mio “sex & the city” i tuoi film con gli spari
I nostri segni di aria in questi anni di fuoco
solo l’amore rimane e tutto il resto è un gioco.
I tuoi silenzi che accarezzano le mie distrazioni…
ritrovarti quando ti abbandoni…
il nostro amore immenso che non puoi raccontare
e che da fuori sembrerà normale !
So che è successo già:
che altri già si amarono non è una novità!
Ma questo nostro amore è come musica
che non potrà finire mai, che non potrà finire mai…
Siamo stati sulla luna a mezzogiorno
andata solo andata senza mai un ritorno
E abbiamo fatto piani per un nuovo mondo
Ci siamo attraversati fino nel profondo…
Me c’è ancora qualcosa che non so di te
al centro del tuo cuore che c’è?
So che è successo già:
Che altri già si amarono non è una novità!
Ma questo nostro amore è come musica
che non potrà finire mai ……………
che non potrà finire mai ……………
che non potrà finire mai ……………

martedì 13 gennaio 2009

Gandhi - aforisma

Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. 
E' bene che una volta ogni tanto si brucino le dita.



lunedì 12 gennaio 2009

Sconosciuto: non rininciare - dedicato ad un amico

Quando le cose vanno male, come spesso accade,
quando la tua strada sembra tutta in salita,
quando i fondi sono pochi e i debiti molti,
e volevi sorridere, ma hai dovuto sospirare,
quando le responsabilità ti opprimono:
fermati un attimo, se devi,
ma NON RINUNCIARE.
La vita è strana,
con i suoi cambiamenti e le sue svolte,
come ognuno di noi ha dovuto imparare.
E spesso si ha un fallimento,
quando sarebbe bastato
avere costanza per vincere.
NON RINUNCIARE,
anche se sembra che tutto sia fermo,
potresti vincere al prossimo colpo.
Spesso la meta è più vicina
di quanto non sembri ad un uomo che lotta.
Spesso il lottatore si è arreso
quando avrebbe potuto ottenere
la coppa del vincitore.
E troppo tardi si è accorto,
al calare della notte,
quanto era vicino alla corona d'oro.
Il successo è l'insuccesso rovesciato,
con la tenda argentea delle nubi del dubbio, 
non puoi mai accorgerti di quanto sia vicino,
potrebbe esserlo proprio
quando sembra tanto lontano.
Quindi continua a lottare
quando sei colpito più duramente:
è quando tutto sembra perduto che
NON DEVI RINUNCIARE...

domenica 11 gennaio 2009

John Keats - Senza di te

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduto
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te
Incidente stradale. Un uomo e una donna si scontrano in un incidente automobilistico. Le due auto sono distrutte, ma nessuno dei due fortunatamente è ferito. Riescono a strisciare fuori dalle macchine sfasciate e la donna dice all'uomo: 'Non riesco a crederci: tu sei un uomo... io una donna. E ora guarda le nostre macchine: sono completamente distrutte eppure noi siamo illesi. Questo è un segno: il destino ha voluto che ci incontrassimo e che diventassimo amici e che vivessimo insieme in pace per il resto dei nostri giorni.' E lui:'Sono d'accordo: deve essere un segno del cielo!' La donna prosegue: 'E guarda quest'altro miracolo... La mia macchina e' demolita, ma la bottiglia di vino che avevo dentro non si e' rotta. Di certo il destino voleva che noi bevessimo questo vino per celebrare il nostro fortunato incontro...' La donna gli passa la bottiglia, lui la apre, se ne beve praticamente metà e la passa a lei... ma la donna richiude la bottiglia senza berne neppure una goccia. L'uomo le chiede: 'Tu non bevi?' E lei risponde:'No ... io aspetto che arrivi la polizia stradale...'


MORALE: NON SIAMO BASTARDE. SIAMO SOLO PIÙ INTELLIGENTI!

giovedì 8 gennaio 2009

La lista

Un giorno un'insegnante chiese ai suoi alunni di fare una lista  dei nomi degli altri studenti della classe su dei fogli di carta,  lasciando un  po' di spazio sotto ogni nome. Poi disse loro di pensare la cosa più bella che potevano dire su ciascuno dei loro  compagni di classe e scriverla.  Ci volle tutto il resto dell'ora per finire il lavoro, ma all'uscita ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio. Quel sabato l'insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio  separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di lui/lei. Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l'intera classe stava sorridendo. 'Davvero?' sentì sussurrare. 'Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!' e 'Non pensavo di piacere tanto agli altri' erano le frasi più ronunciate. Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l'avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l'esercizio era servito al suo scopo. Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti. Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale. Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo... La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l'insegnante fu l'ultima a salutare la salma.  Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò 'Lei era l'insegnante di matematica di Mark?'. Lei annuì, dopodiché lui le disse 'Mark parlava di lei spessissimo' Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono  insieme al rinfresco. I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua  insegnante.' Vogliamo mostrarle una cosa,' disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. 'Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo.' Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente  piegati, aperti e ripiegati molte volte. L'insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in  cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di  Mark avevano scritto su  di lui. 'Grazie mille per averlo fatto', disse la madre di Mark. 'Come può  vedere,  Mark lo conservò come un tesoro.' Tutti gli ex  compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charlie sorrise  timidamente e disse 'Io ho ancora la mia lista. E' nel primo  cassetto della mia scrivania a casa'. La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell'album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata  nel suo diario. Poi Vicki, un'altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua  lista  un po' consumata, mostrandola al gruppo. 'La porto sempre con me, penso che  tutti l'abbiamo conservata'. In quel momento l'insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e  per tutti i suoi amici che non l'avrebbero più rivisto. Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la  vita finirà un giorno o l'altro. E non sappiamo quando accadrà.  Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi. Ricorda, 'chi semina  raccoglie'. Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua...

sabato 3 gennaio 2009

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento 
di canti d'amore per te.

Io devo scrivere - A Yoghi

Io devo scrivere. Quando sto male, e non posso sfogarmi, tenere tutto dentro mi fa mancare letteralmente il fiato. E allora scrivo… per capirmi... come adesso, per esempio... Quando sei andato a sciare, sono stata male perché avrei tanto voluto venire con te. Ma non te l’ho detto perché non sarebbe stato giusto. Se tu non mi hai detto vieni, è perché in quel momento non mi volevi ancora accanto a te. E sei tu che devi decidere quando arrenderti e darmi finalmente un posto diverso nella tua vita. Così come, fino ad allora, sarò solo io che potrò decidere se seguirti comunque, a qualsiasi prezzo, o rinunciare e lasciarti andare se vedrò che non riesco più ad aspettarti. L’amore non si può imporre con i ricatti. Soprattutto non con quelli affettivi. Non puoi dire a qualcuno: “o così o ti lascio”. E nemmeno “a modo mio o scappo”… Però quello che mi fa arrabbiare di me stessa è che ho così paura di perderti da non riuscire nemmeno a dirti quello che penso. Stamattina mi è costato un sacco telefonarti, mentre avrebbe dovuto essere la cosa più naturale del mondo. Se non comunico con te, con chi cavolo dovrei comunicare? Eppure non sono riuscita a dirti quello che volevo davvero. E cioè che sono tanto stanca, che avevo veramente bisogno di staccare la spina e andarmene dalla mia quotidianità per due o tre giorni. Che quando sei andato a sciare con gli amici e io ti ho detto “quando avremo un po’ di tempo per noi?” E tu hai risposto ”a gennaio possiamo andare via due o tre giorni insieme, al mare o in montagna, decidi tu” io ci ho creduto e mi sono fidata, io sono sincera e penso a quello che prometto, quindi davo per scontato che fosse così anche per te. E ci sono rimasta male quando settimana scorsa, dopo aver risicato strisciando un giorno di ferie al lavoro mi sono sentita dire “però stiamo a casa, io non ho voglia di andare via.” Cosa che hai ribadito stamattina. Ma per me stare a casa non è staccare la spina. Tu dici che non hai problemi se ci sono i miei figli, e di questo te ne sono grata. (Se tu non accettassi la loro presenza né loro la tua per me sarebbe un disastro a livello affettivo…) Ma io si, che ne ho di problemi! Tu non sai, non avendone a tua volta, com’è difficile per una madre separata gestire due adolescenti inquieti e un ex compagno quando si inizia una nuova storia. Io volevo tre giorni tutti per noi, e questo non lo posso ancora fare con i figli a casa. Perché loro non sono ancora indipendenti. Quindi se decidessimo di uscire a cena e tornare stratardi, io non li lascerei a casa da soli, e nemmeno potrei chiedere al mio ex: “scusa stasera vado a spasso col nuovo moroso, tieni tu i pargoli?” perché di sicuro come minimo mi tirerebbe dietro una scarpa (e le suo sono antinfortunistiche, quindi farebbe male...). Nonostante tutto, lui è comunque molto protettivo nei miei confronti. E ancora geloso di me. Finché ero sola, non c’erano problemi. Ma da quando sei entrato nella mia vita, qualche problemino c’è, nonostante siamo separati da più di sei anni. E la cosa si riflette comunque sui miei figli, soprattutto su Andrea che essendo una femmina, pur volendomi bene adora suo padre e soffre nel vedere il suo disagio nei tuoi confronti. Sai, ci sono madri separate che passano attraverso le loro nuove storie affettive trascinando i figli con sé, incuranti della loro emotività. Io non sono così. Prima di inserire te nella loro vita, devo essere sicura che sia la scelta giusta. Che tu sia davvero il mio futuro. E che, a tua volta, tu provi la stessa sicurezza nei miei confronti. Posso accettare il fatto che se le cose non dovessero funzionare tra di noi il mio cuore possa spezzarsi. E’ già successo, posso sopravvivere. Ma come madre ed ex adolescente, so quanto è vulnerabile il loro di cuore, e se si affezionassero a te e cominciassero a volerti bene e poi tu sparissi dalla nostra vita, non potrei sopportare di essere io la causa della loro sofferenza!

venerdì 2 gennaio 2009

Ai nostri figli (e a tutte le mamme naturali e adottive) - autore filippino sconosciuto

Girovagando per il web, ho trovato il blog di una mamma naturale che cercava la figlia abbandonata per forza. Stasera ho pianto. Ci sono madri che non meritano di avere figli, madri che li buttano nei cassonetti. Ma questa madre, violentata a 13 anni, sta ancora cercando la bambina che è stata costretta ad abbandonare dai genitori per nascondere la "colpa" ... se non è amore di madre questo... se volete andarla a trovare, il link del blog è: http://spazio.libero.it/Speranzadivina/ 

C'erano una volta due donne
che non si conobbero mai.
Una che tu non ricordi,
l'altra che tu chiami “mamma”.
Due vite differenti
nel completamento di una sola, la tua.
Una era la tua buona stella l'altra era il tuo sole.
La prima ti diede la vita,
la seconda ti insegnò come viverla.
La prima ti diede il bisogno d'amore,
la seconda era lì per colmarlo.
Una ti diede le radici,
l’altra ti offri il suo nome.
La prima ti trasmise i suoi doni,
la seconda ti propose un obiettivo.
Una fece nascere in te l’emozione,
l’altra calmò le tue angosce.
Una ricevette il tuo primo sorriso
l’altra asciugò le tue lacrime.
Una ti offrì in adozione,
era tutto quello che poteva fare per te;
l'altra pregò per un bambino
e Dio la guidò diritto a te.
E ora quando piangendo tu mi poni l’eterna domanda,
eredità naturale o educazione,
di chi sono frutto ?
Ne' dell’uno ne' dell'altra, mio bambino,
ma semplicemente di DUE differenti forme d’amore.

giovedì 1 gennaio 2009

Rabindranath Tagorè - Ma è il mio cuore amore mio

I tuoi occhi m'interrogano tristi. 
Vorrebbero sapere i miei pensieri
come la luna che scandaglia il mare.
Dal principio alla fine ho denudato
la mia vita davanti ai tuoi occhi,
senza nulla celarti o trattenere.
Ed è per questo che non mi conosci.
Se fosse soltanto una gemma,
la romperei in cento pezzi
e con essi farei una catena
da mettere attorno al tuo collo.
Se fosse soltanto un fiore,
rotondo e piccolo e dolce,
lo coglierei dallo stelo
per metterlo nei tuoi capelli.
Ma è il mio cuore, mio diletto
Dove sono le sue spiagge e il suo fondo ?
Di questo regno tu ignori i confini
e tuttavia sei il suo re.
Se fosse solo un momento di gioia
fiorirebbe in un facile sorriso,
lo potresti capire in un momento.
Se fosse soltanto un dolore
si scioglierebbe in limpide lacrime,
rivelando il suo più intimo segreto
senza dire una sola parola.
Ma è il mio cuore, amore mio.
Le sue gioie e i suoi dolori
sono sconfinati, e infiniti
i suoi desideri e le sue ricchezze.
Ti è vicino come la tua stessa vita,
ma non puoi conoscerlo interamente.

Lucio Battisti - La collina dei ciliegi

 E se davvero tu vuoi vivere una vita 
luminosa e più fragrante
cancella col coraggio
 quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente
la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole
Ma perché tu non mi vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando contro la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco bene aggiustato forato
e lui giù giù giù... e noi ancora ancor più su,
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
 né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano
su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell'immensità.
Se segui la mia mente se segui la mia mente…
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura
che inquina e uccide i sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie
Non non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dai la tua mano perché
potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina che giorno è
E dando un calcio ad un sasso
residuo d'inferno e farlo rotolar giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano
su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là ora figli dell'immensità
!

martedì 30 dicembre 2008

Nazim Hikmet - Forse la mia ultima lettera a Mehmet

.....................................
Saziarsi della vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere come nella casa paterna.
Credi al grano, alla terra, al mare
ma prima di tutto all'uomo.
Ama la nuvola, il libro la macchina,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti in fondo al tuo cuore
il dolore del ramo che si secca,
del pianeta che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole, della pioggia e della neve,
dell'inverno e dell'estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell'uomo.............

domenica 28 dicembre 2008

Nazim Hikmet - Ti amo come se mangiassi il pane

Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte
bruciante di febbre
bevessi l'acqua
con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo
il pesante sacco della posta
non so cosa contenga e da chi
pieno di gioia,
pieno di sospetto agitato
ti amo come sorvolassi il mare
per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa
che si muove in me
quando il crepuscolo scende ...
a poco a poco
ti amo come se dicessi:
Dio sia lodato son vivo.


Mi hai chiesto quanto ti amo? Non ho abbastanza parole per spiegartelo, perché mi sembra che qualsiasi cosa io possa dire non sarebbe sufficiente a spiegare quello che provo quando mi sei vicino: quando mi guardi in silenzio, non mi servono né spiegazioni né parole, perché è come se tutto di te mi urlasse il tuo amore, per questo non ho paura e mi sento protetta e al sicuro. E Amata. Perché quello che teme di dire la tua voce lo dicono le tue labbra, i tuoi occhi e le tue mani. La tua bocca, mai sazia di baci, mi dice ti amo. Le tue mani, che mi sfiorano in continuazione mi dicono ti amo. I tuoi occhi, pozzi senza fondo in cui precipitare e perdermi, mi dicono ti amo. E nemmeno ho parole per spiegare il senso di vuoto che provo quando te ne vai. Eppure mi basta sentire il suono della tua voce al telefono che mi chiama tesoro per farmi stare di nuovo bene. Tu sei un uragano che tutto travolge e sei la mia quiete dopo la tempesta. Tu sei un fuoco che mi arde e mi brucia e sei l’acqua che spegne la mia sete. Tu sei il mio mistero più grande, eppure è come se ti conoscessi da sempre... Tu sei il mio sole a mezzanotte, la mia terra promessa. E non smetterò mai di amarti, cuore mio, vita mia, amore mio. Mai. Ti ho amato fin dalla prima volta che mi hai baciata. Ho continuato ad amarti quando tu mi hai detto ti amo per la prima volta. Non ho smesso di amarti quando te ne sei andato, ma ho continuato a farlo nell’attesa del tuo ritorno. E adesso che sei tornato… Ancora e per sempre ti dico TI AMO.

lunedì 8 dicembre 2008

Esiste il male?

Un giorno, un professore ateo sfidò i suoi alunni chiedendo: Dio ha fatto tutto ciò che esiste? Uno studente rispose coraggiosamente: "Sì, l'ha fatto!" - Proprio tutto? Chiese il professore. - Sì, proprio tutto. Rispose lo studente. Allora, Dio ha fatto anche il male, giusto? Rispose il professore. Perché il male esiste…. Lo studente non seppe rispondere, e rimase in silenzio. Il professore era visibilmente soddisfatto di aver provato ancora una volta che la Fede era solo un mito. All’improvviso, un altro studente alzò la mano e chiese: “Posso farle una domanda, professore?” “ Certamente”, gli rispose il professore. Il freddo esiste? - È chiaro che esiste - Rispose il professore - Non hai mai sentito freddo? “ In realtà, professore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della Fisica, ciò che noi consideriamo freddo, nella realtà è assenza di calore. Un oggetto può essere studiato solo quando ha e trasmette energia, ed è il calore che fa in modo che tale corpo ha e trasmette energia. Lo zero assoluto è l'assenza totale e assoluta del calore, tutti i corpi rimangono inerti, incapaci di reagire. Ma il freddo non esiste. Noi abbiamo creato questo termine per descrivere come ci sentiamo quando ci manca il calore.” - “E l’oscurità?” Continuò lo studente. - ”Esiste”.  Rispose il professore. “Di nuovo, professore, si inganna. L’oscurità è l’assenza totale di luce. Possiamo studiare la luce, ma non l'oscurità. Il prisma di Newton scompone la luce bianca nei suoi vari colori, secondo la lunghezza d’onda. L’oscurità è il termine che noi abbiamo creato per descrivere la totale assenza di luce.”  E infine, lo studente chiese: “E il male, professore? Esiste il male? Dio non creò il male. Il male è l’assenza di Dio nel cuore delle persone, l’assenza dell’amore, dell’umanità e della fede. L’amore e la fede sono come il calore e la luce. Esistono. La loro assenza produce il male”.  Questa volta fu il professore che rimase in silenzio.

E il nome dello studente?
ALBERT EINSTEIN

martedì 25 novembre 2008

La grande domanda

Se eri un bambino negli anni 60 e 70
Come hai fatto a sopravvivere ?

Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag...
Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo.
Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.     
Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
Bevevamo l'acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia dell'acqua minerale...
Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il problema. Si, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto! 
Uscivamo a giocare con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari... cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile.
La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia, (si, anche con il papà).   
Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti.  La colpa non era di nessuno, se non di noi stessi.
Mangiavamo biscotti, pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di soprappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare...  
Condividevamo una bibita in quattro... bevendo dalla stessa bottiglia  e nessuno moriva per questo.
Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi, televisione via cavo con 99 canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computer, chatroom su Internet... Avevamo invece tanti AMICI. 
Uscivamo,  montavamo in  bicicletta  o camminavamo  fino a casa dell'amico,  suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare e lui era lì e uscivamo a giocare. 
Si! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati dopo non andavano dallo psicologo per il trauma. 
Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.
Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità... e imparavamo a gestirli.    

sabato 15 novembre 2008

Una bella storia

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina d'anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui,gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.  Ne fui sorpreso, e gli chiesi  'E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei'? L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: "Lei snon sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei!" Dovetti trattenere le lacrime... avevo la pelle d'oca e pensai: 'Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita'.
 
Il vero amore non è fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia. Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.

domenica 9 novembre 2008

L'ordine naturale delle cose

Ricevuto via mail, troppo bello per non pubblicarlo

Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti. Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda: 'Quando non viene aggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio? Il pubblico alla domanda si fece silenzioso. Il padre continuò: 'Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino. A quel punto cominciò a narrare una storia: Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c'erano bambini che giocavano a baseball. Shay chiese: 'Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?' Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno. Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: 'Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all'ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono'. Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team. Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto. I ragazzi videro la gioia del padre all'idea che il figlio fosse accettato dagli altri. Alla fine dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti. All'inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all'idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti. Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta. A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita? Incredibilmente lo lasciarono battere.Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla. In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla. Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore. Ma il gioco non era ancora finito. A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all' uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita. Invece...Il tiratore lanciò la palla di molto oltre l'uomo in prima base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: 'Shay corri in prima base! Corri in prima base!' Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base. Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall'emozione. A quel punto tutti urlarono:' Corri fino alla seconda base!' Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla. Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l'eroe della partita, avrebbe potuto tirare la palla all'uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti urlavano: 'Bravo Shay, vai così! Ora corri!' Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta. Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia. A quel punto tutti gridarono: -'Corri in prima, torna in base!!!!' - E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l'eroe della partita. 'Quel giorno' disse il padre piangendo 'i ragazzi di entrambe le squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità'. Shay non è vissuto fino all'estate successiva. E' morto l'inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l'eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre.. non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.

giovedì 23 ottobre 2008

Il cuore più bello del mondo - citazione:dal blog di Hitch

Non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace...
ovvero: la vera bellezza è dentro di noi e si riflette negli occhi di chi ci ama...

C’era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di aver il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s’insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio che, emergendo dalla folla, disse: “Bhe, a dire il vero il tuo cuore è molto meno bello del mio”. Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla e del ragazzo. Certo quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta era pieno di grossi buchi dove mancavano dei grossi pezzi. Così tutti quanti, perplessi, osservavano il vecchio domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.Il giovane guardò com’era ridotto quel cuore e scoppiò a ridere: “ Starai scherzando!”, disse, “ Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, merntre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime”. È vero!”, ammise il vecchio, “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel’ho dato, e spesso ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio. Ma certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato: ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che ho provato anche per queste persone. E chissà, forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro.Comprendi adesso che cosa sia il vero amore?”.Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio e gliel’offrì con mani tremanti. Il vecchio lo accettò, lo mise sul suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse:“Se la nota musicale dicesse:-Non è una nota che fa la musica, non ci sarebbero le sinfonie.Se la parola dicesse:- Non è la parola che può fare la pagina, non ci sarebbero i libri.Se la pietra dicesse:- Non è una pietra che può alzare un muro, non ci sarebbero case.Se la goccia d’acqua dicesse:- Non è una goccia d’acqua che può fare un fiume, non ci sarebbero gli oceani.Se l’uomo dicesse:- Non è un gesto d’amore che può rendere felici e cambiare il destino dell’uomo, non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né felicità sulla terra”. Dopo aver ascoltato il giovane guardò il suo cuore, che non era più il cuore più bello del mondo, ma che lui ora trovava più meraviglioso che mai: perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
 
E come la sinfonia ha bisogno di ogni nota; come il libro ha bisogno di ogni parola; come la casa ha bisogno di ogni pietra; come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua; così io ho bisogno di te, ho bisogno del tuo amore, perché per me sei unico ed insostituibile...



domenica 5 ottobre 2008

In fondo ai tuoi silenzi

Una collana verde. Verde come il colore che amo di più. E due fotografie. Una di noi due in vacanza insieme, da sempre appesa al muro vicino al mio letto. E quella che mi hai mandato settimana scorsa, con te piccolo al mare. Tutto quello che ho di te. Oltre ai ricordi. Oltre alla sofferenza del mio cuore, che continua a  non capire cosa vuoi da me. Perché non parli una buona volta? Perché invece di continuare a fare il tira-e-molla con me non mi dici una volta per tutte cosa vuoi? Ieri sei venuto al campo. Perché? Adesso non credo più che tu ci venga solo perché ti piace lavorare con i cani. E poi la telefonata per strada. E poi il messaggio a casa…Ti aspettavi che fossi io a dirti VIENI? Non sai come avrei voluto dirtelo, non sai quanto mi è costato non farlo. Ma non l’ho fatto. Ci sono riuscita. E non te lo dirò mai più, io non ti chiederò più di raggiungermi. Sai cosa mi ha dato la forza di riuscirci? Il ricordo e la sofferenza di sabato scorso. Quando ero io ad avere bisogno di te e tu non c’eri. Dopo che l’altra domenica mattina mi avevi allontanata nel tuo solito modo, ti  ho mandato una mail con scritto che la settimana seguente il battesimo sarebbe stato di pomeriggio e che fino alle due ero libera…Era il solo modo in cui ero riuscita a dirti vieni, perché avevo paura che qualsiasi parola di troppo ti avrebbe fatto di nuovo scappare… Tu mi avevi detto che quel giorno eri “di servizio” dalle mie parti. Quindi potevi benissimo venire a dormire da me. Ma ti sei guardato bene dal farlo: perchè? Perchè sarebbe stato troppo stressante passare due sabati di seguito insieme? Ma allora perché la telefonata domenica sera? Perché se il tuo IO fa così fatica a stare con me continui a cercarmi? A volte spero di non essere solo io a stare stramaledettamente male per quest’amore che non riesco a togliermi dal cuore, per questa voglia di te che mi resta cucita addosso come una seconda pelle, per questo bisogno della tua voce e delle tue mani, e dei tuoi occhi e dei tuoi sorrisi... Se tu ieri sera invece di girarci intorno due ore mi avessi detto semplicemente -“ho-voglia-di-vederti, posso-venire-da-te?”- non ti avrei detto di no… Se alle dieci quando ti ho mandato la buonanotte avessi alzato il sedere dal divano, preso la macchina, e fossi venuto da me, ti avrei lasciato entrare, non ti avrei chiuso fuori come hai avuto il coraggio di fare tu con me…Tu non hai ancora capito che per me chiudere la porta non vuol dire smettere di amarti, ma solo smettere di cercare inutilmente di raggiungerti e di umiliarmi una volta di troppo nel tentativo di avere anche solo le tue briciole? Sono io adesso ad avere paura di te, perché non riesco a guardarti negli occhi senza sentire un brivido giù per la schiena, perché quando mi sfiori il fianco come hai fatto ieri al campo prima di andartene mi si piegano le ginocchia, perché quando sento la tua voce al telefono vorrei girare la macchina ovunque mi trovo e venire da te… perché in nessun modo riesco a smettere di amarti.  Ma mi sono comunque arresa e non ti dirò mai più “VIENI”. Se mi vuoi sai dove trovarmi. Ma non cercarmi più in fondo ai tuoi silenzi, perché lì io non ci sarò più……

mercoledì 1 ottobre 2008

Un buco nel cuore

Questa è la sensazione che provo in questo momento. Sono le sei del mattino Mi sono svegliata perché ho sentito i passi dei miei figli che scendevano le scale. Si alzano presto, per andare a scuola. Da soli. Sono ragazzi in gamba, sono una madre fortunata e lo so. Di solito io controllo che si sveglino, poi mi giro dall’altra parte e mi riaddormento per un’oretta, prima di svegliarmi di nuovo per cominciare la mia di giornata. Ma stamattina i pensieri mi hanno fregata. Sono entrati prepotenti nella testa prima che il sonno riuscisse a soffocarli. Un pensiero anzi, uno solo…. TU. Non voglio pensare che non ci sei più perché mi fa male. Ma ci sono momenti della giornata in cui il tuo ricordo arriva all’improvviso come un pugno allo stomaco che mi colpisce a tradimento, togliendomi il fiato. Sei entrato nel blog quando hai ricevuto la lettera e non pensavo l’avresti fatto. Non so cosa tu abbia letto e ancora meno so cosa tu possa aver capito. Ma non ha importanza, perché comunque non posso sapere cosa hai provato. Mi hai scritto due righe, e già non pensavo che l’avresti fatto. Quando ho ucciso il mio Buck, sei stato la prima persona a cui ho detto che avevo deciso di farlo, e tutto quello che eri riuscito a rispondermi era stato: "mi dispiace per il Buck...ma se è giunta la sua ora, fai la cosa giusta", poi silenzio. Tu vivi nel silenzio, ed è la parte di te che mi ha sempre fatto soffrire di più. Stavolta mi hai scritto una mail e non me l’aspettavo, giuro:
oggi stai bene?
Spero di si.
a presto.
E allegata c’era una piccola foto. Ti ho risposto, e ti ho chiesto se eri tu. Non riuscivo a vederla. Me l’hai rimandata ingrandita, accompagnata dalle parole:
“così sorridi un po’”:
una foto tua, da piccolo; un bambino magrolino, su una spiaggia, con lo sguardo non so se triste o imbronciato. Ma gli occhi, quegli occhi che amo tanto, sono i tuoi. Ed è tua anche la bocca, quella bocca così morbida che sa baciare così bene….Adesso basta, non voglio pensare a te stamattina, altrimenti non riuscirò ad alzarmi dal letto e ad iniziare la giornata.Ma non ci riesco, ricomincio a pensare… perché hai scritto “a presto” ? Era la prima cosa che ti è uscita a caso dalla tastiera o è stato il tuo cuore a  suggerirti le parole? Non so, al momento sono stata felice di leggere, come la sera prima ero stata felice di sentire la tua voce, inaspettata , al telefono…. Prima non mi chiamavi praticamente mai….. io amo tutto di te, ma più di tutto gli occhi e la voce, così calda e profonda. Ma ieri c’è stato solo il solito silenzio, il tuo silenzio, la negazione di te. Ed ora sono stanca, tanto stanca…. Devo incominciare a elaborare la tua mancanza, ad accettarla come una cosa definitiva. Tu non ci sei più, tu non fai e non farai più parte della mia vita. Punto e a capo. Anche se so che quando ti vedrò, perché comunque il mio cammino di vita  incrocia  per altri motivi il tuo, starò male. E l’unica cosa che vorrei in questo momento è riuscire a non provare più sentimenti. Non amare più. Nessuno. Perché l’unica cosa che ti resta poi è un buco nel cuore.
La radiosveglia è partita…. Un’altra giornata è  iniziata…


  

Grazie


Stamattina ho acceso il pc molto presto, e ho visto che stanotte qualcuno mi è venuto a trovare: la piccola PeG, nottambula a cui i  turni di lavoro  scassano le b...e, e qualche altro figlio della notte, che come lei non dorme e gira per il web. A volte chi entra è un  amico, a volte sono perfetti sconosciuti. Ma da quando trovo le loro tracce sul mio cammino, mi sento molto meglio. Per cui ora dico grazie, un grazie di cuore a tutti quelli che, incrociando il loro percorso, seppure virtuale, con il mio, mi fanno sentire meno sola.

  

lunedì 29 settembre 2008

Fanculo

Egocentrici. Egocentrici e presuntuosi. pensate che il mondo ruoti solo intorno a voi e che nient’altro esiste all’infuori di voi. Stamattina mi squilla il cel. Non rispondo, so che sei tu ma  in questo momento ho un disperato bisogno di stare sola con me stessa a riflettere. Mando un messaggio però: ”oggi non chiamarmi x piacere. Ho bisogno di staccare la testa e di non pensare a niente e a nessuno.” Quando tu mi scrivi di non chiamarti x tutto il giorno perché hai pensieri o problemi, io rispetto la tua richiesta. Perché tu non rispetti la mia? Ovviamente arriva subito un messaggio: Io so di essere strano e con tanti problemi da risolvere, bla bla bla… io in questo momento sono così, a me piaci, …quando riusciamo mi piace parlare con te e mi piace ascoltarti. Io sono così…… ecc. ecc. E che ca@@o! Quando l’altro giorno stavo male e ti ho mandato un mess.  silenzio stampa, adesso che ho bisogno del vuoto mi scrivi……Caro lupo, NON SEI TU IL PROBLEMA, io sto male per i ca@@i miei, perché ho scelto di spaccarmi il cuore, ma non per te!
Se hai bisogno di una spalla su cui piangere ci devo essere, allora sono speciale, una donna unica, non puoi fare a meno di me, una come me non la lascerai mai andare, se non ci fossi dovrebbero inventarmi ed altre carinerie sul genere che adesso non ricordo. Ma se sono io che ho bisogno di sentirmi dire anche solo: ” mi dispiace che tu stia male, ricordati solo che se hai bisogno io sono qui”…. non esisto. Fanculo, sono stufa marcia di essere speciale, se esserlo vuol dire che le cose  devono viaggiare  sempre e solo nella tua direzione!!!

sabato 27 settembre 2008

Pensavo di farcela

Pensavo di farcela. E invece non ci riesco. Mi dispiace, ma non è vero che sono forte. Nemmeno un po’. Se lo fossi riuscirei ad accettare le tue regole. Non è colpa tua, forse sei stato anche tu un bambino troppo solo, com’è stato per Fabio, e ti sei costruito un bozzolo per difenderti, che non ti permette di essere altro che così. Ma io non riesco  a resistere. Ed adesso sono io ad avere paura di te.La maglia, visto che sei così preoccupato di riaverla, te la porto alla prossima riunione. Questa volta non smetterò comunque di guardarti negli occhi o di parlarti… sto solo smettendo di cercare di averti ...
io leggo . leggo .leggo.
Io sono un libero per natura , tu  vuoi un uomo da amare e dividere tutto .
Io voglio stare da solo.
O meglio , qualche volta stare con una donna , ma non sempre.
Sai, tra il volere un uomo con cui dividere TUTTO e condividere la tua solitudine, ci sarebbero tanti modi di stare insieme. Ma tu non dai la possibilità di scegliere, né di provare altre vie. Sei tornato, ma solo per ricominciare a spaccarmi il cuore, continuando a non voler usare la parola INSIEME ed io non posso più permettertelo. Non posso permettermi di perdere un equilibrio ritrovato a fatica nell’attesa di qualcuno che mi cerca soltanto una volta ogni tanto, quando gli viene voglia di farsi una scopata.
Sono cambiata in questi mesi, tu mi hai insegnato a non credere più alle favole. Pensavo di essere cambiata al punto di riuscire ad entrare nel tuo letto solo ogni tanto, quando volevi tu, e ad entrare in altri letti quando tu non c’eri, per sopportare la tua assenza. Ma mi accorgo che questo non riesco a farlo. Non sono cambiata abbastanza.
Non ho mai smesso del tutto di scriverti, io non posso fare a meno di farlo. Solo che quello che ti scrivevo non te lo mandavo più. Se invece di scaricare solo le foto ti fossi fatto anche un giro nel resto del mio blog, avresti visto che uso ancora le canzoni per esprimermi, e che dico ancora tutto quel che penso, di altri e di te, nel bene e nel male. Ma non importa. Ormai non importa più. Perché sono stanca. Stanca di correrti dietro. Stanca di inseguire il tuo IO nella vana speranza che si stanchi della sua solitudine. Perché nelle ultime due settimane ho capito alcune cose in più di te, che mi hanno convinta che non accadrà mai. Quindi adesso sono io ad avere paura di te. Quindi io chiudo la porta. Anche se ti amo. Anche se sarai sempre nel mio cuore. Anche se domattina mi sveglierò pentita di averlo fatto. Per questo lo faccio stasera che sto male, perché so che se aspettassi domani cambierei idea. Ti auguro con tutto il cuore di incontrare un giorno la donna che possa accettare di vivere al margine della tua solitudine. Ma quella non posso essere io.
Con tutto il mio amore 


Le mamme

Allora, che tipo di madre sarò?
Quante volte me lo sono chiesta, quando ero incinta del mio primo figlio!
Di sicuro sapevo già che tipo di madre non avrei voluto essere e non sarò MAI.
Non sarò mai una madre di quelle che non taglia mai il cordone ombelicale, che tiene i figli, e in particolare quello maschio, sotto le sua ali protettrici da 0 a 100 anni, (visto che la femmina il problema se lo risolve più o meno da sé…!), di quelle che NUORA = MORTE, ovverossia IL FIGLIO E’ MIO (E DI NESSUN’ALTRA) E ME LO GESTISCO IO !!!!
Cielo quanti ne conosco di uomini così…. Uno è il padre dei miei figli. Amen. L’altro l’uomo dei miei sogni. Che ridere, probabilmente me li cerco col lanternino, girando di notte, novella Diogene….
Col primo è acqua passata, i problemi con la sua mammina sono solo un ricordo (porella, al di là di tutto dovrebbe dirmi grazie, nonostante tutto è merito mio se è la nonna orgogliosa dei miei splendidi figli!). Con il mio (mio si fa per dire) Yoghi, il primo dubbio non l’ho avuto subito, forse l’amore non rende ciechi come talpe, ma di più…. E all’inizio mi sembrava un uomo forte, tutto d’un pezzo, un orso buono e timido che se si fosse lasciato andare mi avrebbe protetta e fatta sentire finalmente al sicuro… ah ah ah, che ridere! Le ultime parole famose! Ca@@o, ma perché quella forte alla fine devo essere sempre io???
Allora, ricapitoliamo: sua madre l’ho vista una volta sola, insieme a sua sorella, pochi giorni fa; chissà come mai, ma quando hanno suonato il campanello quel giorno che ero a casa sua, per un attimo ho pensato  che mi avrebbe nascosta volentieri in bagno…. in un anno di frequentazioni passate non ero riuscita a vederle nemmeno dal buco della serratura! Una volta sola, che mi è bastata per capire tante cose...La sorella, istintivamente, mi è piaciuta subito, piccola carina e dolce, quando io mi aspettavo un donnone grande e grosso come lui. Che ritto in piedi accanto alla madre, non sembrava nemmeno lui, anche se non riesco ancora a centrare che tipo di sensazioni mi suscitava la loro “vicinanza”. La “mamma”…. Vedere lei e la mia ex suocera, è stato tutt’uno…..uno shock! Identiche! Ma non in senso fisico, intendiamoci… ma lo sguardo che mi ha rivolto, della serie CHI-È-QUESTA-E-COSA-CI-FA-IN-CASA-DEL-MIO-TESORO, u-g-u-a-le i-d-e-n-t-i-c-o allo sguardo che mi ha lanciato la mia cara ex-suocera quando sono entrata per la prima volta come morosa nella sua casa al fianco dell’amatissimo figlio!
E cosa fa una brava madre quando trova l’unico figlio ultraquarantenne e single (adesso so, non per scelta ma per impossibilità ad essere altro…) in casa solo con una donna? Va fuori dai piedi per non tornare, ovviamente! La sua no, torna entro mezz’ora (e se fossero stati in altre faccende affaccendati?) con la scusa……di portare una fetta di torta…… AGHHHHHHHHHHHHH! Sono scappata. Senza affaccendarmi in altre faccende. Me ne era passata del tutto la voglia.
Io non sarò mai una mamma così, piuttosto mi impicco, giuro!
Altra chicca? L’ultima volta che è stato a dormire a casa mia. Sabato scorso, mica cent’anni fa!!! Siamo arrivati di notte con una sola macchina, la mia, tanto al mattino dovevamo tornare entrambi in città (io abito fuori circa 30 km.). Telefono che squilla alla 8,30… chi sarà mai? Esco discretamente dalla stanza, non sono un’impicciona, io! E’ lui che mi spiega poi, (sbaglierò… ma mi sembrava un po’ a disagio…): era mia madre… ha visto la macchina nel parcheggio sotto casa, il cane abbaiava…. Si è preoccupata… (si, che tu la stessi TRADENDO con quella che da ormai quasi due anni sta cercando inutilmente di diventare la tua donna, mannaggia!!!). Se non fosse che le altre faccende le avevo già concluse….. probabilmente mi sarebbe passata di nuovo la voglia!
Conclusione: è sabato sera…….. ancora non so se il suo IO gli farà venire la voglia di farsi un giro nel mio letto… ed io qui come una scema ad aspettare una telefonata…. A dargli un’altra possibilità di spaccarmi il cuore……. QUALCUNO SA DARMI UN SAGGIO CONSIGLIO SU COME SMETTERE DI VOLERE DISPERATAMENTE SEMPRE CHI NON POSSIAMO AVERE?
In alternativa, si accettano suggerimenti su dove acquistare il libro: 1.000-MODI-PER-ELIMINARE-LE-MADRI-CHE-ROVINANO-I-FIGLI-RENDENDOLI-FOTTUTI-SINGLE-INCAPACI-DI-AVERE-UNO-STRACCIO-DI-STORIA-UN-PO'-DECENTE-CON-UNA-DONNA.

Giornata di merda

Oggi  segno il tempo.... veramente lo sto segnando da qualche giorno, ed anche se il mio costoso e ultramoderno barometro di casa da stamane ha un sole fisso grande così, il  mio barometro interiore...baca una luna mica da ridere.... odio  la pioggia!!! Oggi dovevo andare al campo a lavorare con i cani, e invece sono chiusa in casa a fare i mestieri.... che vita di merda! Scusate ma l'umore oggi è sotto la suola delle scarpe......

lunedì 22 settembre 2008

Panta rei

E un'altra volta è notte e scrivo. Ma questa volta  forse non te la mando la lettera. Per ora la metto qui nel mio blog, nel mio piccolo diario virtuale, dove non so se la leggerai o meno, ma  in questo momento non mi importa. Scrivere serve a me. Ma so che le altre le hai sempre lette, so che al di là delle mie ansie e delle mie paure comunque “sei tornato”; al di la delle tue di ansie, delle tue di paure, forse a modo tuo ci stai provando. Non so se ci riuscirai, e anche se al mio IO sentimentalmente disastrato e dolorante sembra non bastare, in realtà deve essere abbastanza.
Come sono i miei occhi?” - mi hai chiesto sabato scorso – sempre gli stessi......  rispondo adesso.
Quel giorno sono scappata, sono fuggita da te per non cedere, perché pensavo di riuscire a farcela, a resisterti. “Speravo”, mi illudevo di non amarti più. Ieri notte tra le tue braccia ho capito che non amarti non mi è possibile, come non mi è possibile vivere senza nutrirmi, senza dormire, senza respirare……..
Ma. C’è sempre un ma in ogni storia, ed anche in questa c’è. Ed è che in tutti questi mesi il tempo è passato, tu sei cambiato ma anche io sono cambiata. In bene o in male non ha importanza… panta rei, tutto scorre…. ed il fiume della nostra vita che passa non è mai fatto della medesima acqua… Ed ognuno sopravvive come può agli assalti della vita. Per non morire, per continuare a respirare senza sentirsi i polmoni soffocare nel liquido delle troppe lacrime che la vita ci ha fatto ingoiare. Ed anche io devo sopravvivere, perché continuare a dare amore a qualcuno che ti chiede tanto ma sa darti così poco non è facile. Cosa sono io per te? Non lo so, non l’ho ancora capito. Avrei voluto chiedertelo, ieri sera, ma non ne ho avuto il coraggio…
“Cosa vuoi da me?” - parole facili da dire, in fondo, ma che le mie labbra vigliacche non hanno saputo pronunciare, perché distratte dalle tue labbra morbide, dispensatrici di baci. E poi era tardi, l’attimo svanito e il cervello aveva rimosso, per comodità, per paura della risposta.....
Dare metà per uno: amare ognuno al 50%. E’ un’utopia, non accade praticamente mai. Migliaia di sfaccettature, migliaia di possibilità nel mezzo, c’è sempre chi dà di più e chi di meno. Ma agli estremi ci si ferma: io posso darti il 99% e ricevere solo l’1%... ma di meno non posso, si può morire di mal d’amore, di inedia affettiva. E le pile vanno ricaricate ogni tanto! Prima lo facevo con le pillole, farmaci contro la depressione, l’ansia, il mal di vivere che in questi ultimi anni si era fatto largo nel mio cuore. … Ma adesso basta. Me lo sono giurata che non ingoierò più nessuna pillola, IO devo reagire. Tu… tu sei la mia mezza mela, il mio amore, la mia vita…. E voglio ancora provare a raggiungere quello che chiami il tuo IO”. Ma io non sono tua, non ti appartengo, adesso l'ho capito chiaramente. E non sono nemmeno sua, nemmeno lui può legarmi, anche se al contrario di te ha sempre detto chiaramente come stavano le cose  fin dal principio: “Prendi quello che posso darti, anche se è poco; vivimi giorno per giorno, e fregatene del domani”.
Io sono la sua medicina, a vicenda ci lecchiamo le ferite, lui è il lupo che vive nel mio cuore, ed io gli voglio un mare di bene per come è. Perché riesce ad accettarmi per come sono. Perché non scappa davanti alla mia sofferenza. Alla mia “Irregolarità”. Ma non è abbastanza. E adesso  capisco che io appartengo solo a me stessa. Femminile irregolare, fatta di luce e di buio. Un’anima persa nella tempesta. Che deve imparare ad usare e non solo ad essere usata. A prendere e non solo a dare. Che deve imparare a vivere. Ma che per prima cosa deve imparare ad amare sé stessa.

  

venerdì 19 settembre 2008

Qualcosa per me

Qualcuno mi sa spiegare cosa c’è di sbagliato?
Cosa c’è di così impossibile da ottenere, quando voglio solo qualcuno che non mi faccia sentire usata standomi vicino, qualcuno che non chieda sempre e solo di essere accettato e capito per quello che è, ma che accetti e capisca ME per come sono? Io non so dire di no quando qualcuno mi chiede di essere amato, quando qualcuno chiede a me di dare….. ma se fossi io ad aver bisogno, ogni tanto, di ricaricare le pile?