lunedì 29 giugno 2009

Pietronilla Notarantonio - Le donne come me

Le donne come me,
si scordan di guardarsi nello specchio,
escon di casa con i capelli incolti,
la fretta e la paura del ritardo;
si veston di colori forti e chiaroscuri.
Dentro le tasche tengon stretti i pugni,
han piedi nudi e dentro agli occhi il sole.
Le donne come me ripartono da capo ogni mattino,
han conti da pagare ed altro a cui pensare;
leggono socchiudendo un po' le labbra per lo stupore
e a volte ritornano sulle parole;
han bisogno di tempo per capire,
han bisogno di sogni da inseguire.
Le donne come me, eterne bambine,
hanno storie da raccontare a chi le sa sentire.

mercoledì 10 giugno 2009

Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni, risale a quando, da bambina, tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: "MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto" e poi ti mostrava "la posizione" che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza. "La posizione" è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, che ci accompagnerà per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, "la posizione" è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando "devi andare" in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con gambe e braccia incrociate. È la posizione ufficiale di "me la sto facendo addosso". Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con "la bambina piccola che non può più trattenersi" e ne approfittano per passare avanti tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non importa... Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona: il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non le usi ma le tieni, perché non si sa mai. Tornando alla porta... Dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi "la posizione"... Ahhhhhh... finalmente... A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa "non sederti mai su un gabinetto pubblico!", così rimani nella "posizione", ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere "la posizione" richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica ma cavolo...! non ce n'è...! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora urli "OC-CU-PA-TOOO!!!", continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito. Adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il fazzolettino, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano del fazzolettino, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe imbarazzatissima se ti vedesse così; perché il suo sedere non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero "non sai quante malattie potresti prenderti qui". Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notre Dame per non far cadere la borsa nel lavandino; l'asciugamano è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava. "Perché ci hai messo tanto?" ti chiede irritato. "C'era molta coda" ti limiti a rispondere. E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere "la posizione". E la dignità.....



lunedì 25 maggio 2009

La menopausa - • Questo è SOLO per le RAGAZZE! Nessun altro potrebbe capire...

Recentemente ho guardato due trasmissioni televisive, che insistevano sul fatto che la quarantina è una bella età per le donne. La settimana scorsa, Oprah conduceva una trasmissione che discuteva su quanto sia piacevole il tempo della menopausa… Buuuuuuuuuuuuu! Ci ho riflettuto bene per conto mio e vorrei mettervi a parte dei miei pensieri. Che voi abbiate 40,50 o 60 anni, vi ci riconoscerete sicuramente. La menopausa è quando la crescita dei peli sulle nostre gambe rallenta. Questo ci dà più tempo per occuparci dei nostri nuovi baffetti. In menopausa, le donne non hanno più le braccia muscolose, hanno una piccola quantità di pelle che pende sotto le braccia. Non facciamo più parte della categoria delle donne che possono permettersi di indossare delle camicette senza maniche, sembriamo piuttosto degli opossum che volano da un albero all’altro. La menopausa è quando possiamo stare in piedi davanti allo specchio e siamo capaci di vedere il nostro posteriore senza doverci girare. La menopausa è quando facciamo una mammografia e realizziamo che la sola occasione in cui qualcuno ci chiede di metterci in “topless”. La menopausa è quando ci prende il desiderio di afferrare una di quelle ragazzine così graziose dal corpo ancora sodo e gridarle “Ascolta, carina, anche l’impero romano si è disfatto e questo ti succederà un giorno”. La menopausa ci dona la saggezza di riconoscere che la vita ci dà delle curve, e che noi siamo sedute sulle più grasse. La menopausa è quando guardiamo nostro figlio adolescente, che sa tutto e che ciondola in giro con il suo cellulare e pensiamo: “Ho accettato di avere delle smagliature per QUESTO!” In menopausa, cominciamo ad avere delle perdite di memoria. In fatti, la sola cosa che riusciamo a ritenere, è l’acqua. In menopausa, siamo più riflessive… cominciamo a porci le “grandi domande”. Cosa è la vita? Perché sono qui? Quanto gelato posso mangiare prima che il mio fegato non sia più così sano? Comunque, la menopausa ci permette anche di apprezzare ciò che è davvero importante. Realizziamo che il nostro decolté si affloscia, i nostri fianchi si espandono e il nostro mento raddoppia, ma le persone che amiamo di più riempiono le nostre giornate. Scambieremmo le conoscenze che abbiamo adesso con il corpo che abbiamo già avuto? Forse, il nostro corpo deve semplicemente espandersi per poter contenere tutta la saggezza e l’amore che abbiamo accumulato nel corso degli anni. E’ la mia filosofia e mi ci aggrappo!



mercoledì 29 aprile 2009

Tiziana De Poli - Respirami

Respirami
quando ti guardo così da vicino
da mostrarmi finalmente per quel che sono
senza temere di perderti.
Riesci a guardare il colore dei miei occhi
e percepire tutte quelle sfaccettature
che ben pochi sono riusciti a immaginare?
Io, ti ho guardato così da vicino
tanto da sentire la densità del tuo sguardo
e il calore dei tuoi pensieri.
Ti ho respirato per un momento molto breve
e non riesco più a dimenticare.

giovedì 23 aprile 2009

Voltaire- citazione

Caro amore mio, domenica mi hai detto: dicono che la passione prima o poi svanisce... poi cosa resta? Ti rispondo con le parole di un poeta:

"I piaceri sensuali passano
e svaniscono in un batter d'occhio,
ma l'amicizia tra noi,
la reciproca confidenza,
le delizie del cuore,
l'incantesimo dell'anima,
queste cose non periscono,
non possono essere distrutte.
Ti amerò fino alla morte."

mercoledì 25 marzo 2009

Nazim Hikmet - Sei

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia 
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria 
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alto e vittorioso 
sei la mia nostalgia 
di saperti inaccessibile 
nel momento stesso 
in cui ti afferro.




Sospesa

Non ero arrabbiata, sai? Ero solo triste... infinitamente triste… e stanca. Perché quando arriva quel tono di stasera, so che qualsiasi cosa dirò verrà usata contro di me. E allora ho imparato che è meglio tacere piuttosto che sentirti dire cose che mi spaccherebbero il cuore, perché quando ti arrabbi poi reagisci così. Quindi adesso non ti telefonerò, non ti manderò messaggi né ti correrò dietro come faccio di solito. Perché non è giusto. Perché sono stanca. Perché ieri hanno operato mio padre e stiamo aspettando l’esito della biopsia. (Stasera ha la febbre ed io sono preoccupata ma spero comunque che vada tutto a posto.) Perché è un periodo difficile al lavoro ma resisto e ingoio continuamente rospi in silenzio perché ho due figli da mantenere ed il mio orgoglio devo metterlo sotto le scarpe. Perché arrivano il cambio di stagione e l’ora legale ed io in questo periodo non sto bene. Il mio sistema nervoso va in tilt, ma non voglio più prendere pastiglie. Perché tu mi manchi da morire, ed anche se ci provo in tutti i modi a resistere, stare tutta la settimana senza di te mi fa male… certe volte è proprio deprimente pensare di essere meno desiderabile di una serata in compagnia di Sky… quello che ho da te in fondo sono meno di ventiquattr’ore tra sabato e domenica appiccicati come cozze (e guai a fermarti mezz’ora in più! Scherzi cambiare abitudini? Tutto preciso, tutto calcolato, tutto sempre FISSO)… poi torni alla tua vera vita e durante la settimana qualsiasi cosa ti interessa più di me… stasera io non avevo detto niente, hai detto tutto tu… “ECCO TU ADESSO PENSI: NON HAI TEMPO PER VENIRE DA ME MA PER ANDARE DA LORO SI”… l’hai detto tu, non io... ma fa male pensare che possa essere la verità… se io ti vedessi di più, non mi peserebbero così tanto le tue assenze. Ma io, a parte il week end, vivo galleggiando nell’attesa di te… quando ci vediamo, sei bravissimo ad avvisarmi per tempo di quando non ci sarai perché avrai degli impegni, ma non c’è mai stata una volta in cui hai scelto spontaneamente di dedicarmi, magari a sorpresa, una serata in più…di “cambiare” gli schemi della tua routine…(a volte mi viene il dubbio che senza schemi tu non sappia vivere…) E adesso verrà la bella stagione ed anche la bici tornerà prima di me… sai non mi importerebbe nemmeno se tu ci andassi tutte le domeniche mattina, se al pomeriggio non scappassi sempre alla stessa fottuta ora…se mi restituissi il tempo che ti riprendi… ma il tempo che non ti respiro, chi me lo ridà? Forse per te il tempo scorre in un modo diverso dal mio, ma io ho quarantasette anni, non venti… e per quanto uno si senta giovane dentro, il  tempo non è relativo e una vita non dura più del tempo che il destino le ha riservato alla nascita. E tutto quello che non vivo adesso, attimo per attimo, è perso per sempre e non tornerà mai più… e a volte sono davvero stanca di NON vivere. E se ripenso che potrebbe tornare il periodo in cui dormivi da me e al mattino scappavi alle nove per andare in bici, mi viene un magone, ma un magone dentro…
E rendermi conto che dopo due anni ancora non ti fidi di me, che ancora non riesci a trovarmi un posto nella tua vita fa male… ma è la verità. Io non faccio “davvero” parte della tua vita, e forse non ne farò parte mai. Prima ci sei tu, poi la tua mamma, poi il Cesare, poi tua sorella, poi tuo nipote, poi i tuoi amici, poi la palestra, poi la bici, poi Sky… poi… io? Ed intanto il tempo scorre, ed io continuo a sopravvivere invece di vivere, a lasciarmi calpestare e ad accettare tutto senza reagire per paura di perdere le persone che amo… e non so fare altro che piangere in silenzio… e a continuare a farmi del male. Purtroppo mi rendo conto benissimo che con te non scalerò mai quella dannata piramide, non dico fino in cima, ma riuscissi almeno a salire sul secondo gradino! Ed invece a volte mi sento in bilico persino sul primo…Ma sono un po’ stanca di accontentarmi delle briciole… perché non è giusto, perché non lo merito… perché fa male… vivere sempre sospesa nella speranza che un giorno tu ti innamori DAVVERO di me…

martedì 24 marzo 2009

Tiziana De Poli - Preferirei

Preferirei
parlare con te
dei tuoi pensieri più sereni,
dei tuoi umori più tormentati.
Preferirei
farti guardare le cose
attraverso i miei occhi
e farti sognare il sogno di un sognatore.
Preferirei
averti sempre al mio fianco
con la certezza
di trovarti in ogni momento.
Preferirei
non vederti mai adirato
perché il tuo non stare
è anche di riflesso il mio.
Preferirei
 toccarti le mani
e le pieghe del viso
perché troverei in ogni momento
la strada giusta dei tuoi desideri.
Preferirei
 per una volta
non scrivere
e parlarti come so fare
per donarti quella parte di me
che vorrei fosse solo tua.

domenica 22 marzo 2009

Weekend di Primavera

Saranno passati più o meno vent’anni. Vent’anni, dall’ultima volta che ho messo un paio di sci ai piedi. Ma il mio Amore questo fine settimana se ne andava  in montagna con gli amici a sciare, e la scelta era…lasciarlo andare e starmene a casa tre giorni da sola spasimando per lui… o riprovare a mettere ai piedi quei dannati pezzi di legno… ovviamente buona la seconda, mi sono detta! Gli scarponi sono miracolosamente riapparsi da uno scatolone in garage, gli sci me li ha prestati il mio tesoro e nella tuta ci stavo ancora, anche se strizzata come una sardina (e si, le mie forme con gli anni sono leggermente “lievitate” ma non era proprio il caso di rinnovare tutta l’attrezzatura senza prima sapere se ce l’avrei fatta a durare più di 15 minuti… visto che sono pure una pigrona incallita e l’unico sport che ho praticato per tutto l’inverno sono state le passeggiate serali con il cane…) Venerdì mattina il suono della sveglia mi ha strappata al tepore dei sogni alle 6 (sigh!). Lui era già li, che dormiva al mio fianco, visto che la strada verso il Trentino Alto Adige, meta del nostro viaggio, è più corta partendo da casa mia. Piazzati i figli sulla corriera che li avrebbe portati a scuola (il week-end l’hanno passato dal padre), alle 6,30 eravamo già in viaggio. Nessuna sosta, un’unica grande tirata fino alla meta. E poi… tutta la mia fifa si è magicamente dissolta alla prima discesa, quando ho capito che sciare è come andare in bicicletta: una volta imparato non lo si scorda più!
Ovviamente, non essendo allenata, sia venerdì che sabato sono riuscita a stare in pista solo per periodi limitati, (al mattino eravamo in fila all’apertura degli impianti, ma dopo le sostanziose libagioni dell’una le mie gambe si rifiutavano decisamente di rimettersi in moto. Ma il cielo era meravigliosamente azzurro e sereno, le piste splendidamente innevate, l’albergo estremamente confortevole e la sala relax dove passare il tardo pomeriggio a riprendersi dalla fatica mattutina accogliente e rilassante… Cielo ragazzi, quanto tempo era che non mi facevo una vacanza così! E adesso sono qui, lui è tornato a casa sua ed io mi rendo conto che domani sarà lunedì e dovrò tornare al lavoro… quasi quasi mi viene da piangere. Avete presente quelli della pubblicità delle crociere? Più o meno così, un groppettino in gola, un po’ di malinconia, un piccolo rimpianto…
 

domenica 15 marzo 2009

Guarda i miei occhi - rubata dal web

Guarda i miei occhi
e non temere
di oltrepassare il mio sguardo.
Osservami dentro
e non aver paura
della confusione che troverai.
Apri il mio cuore
e non spaventarti
del fuoco e del mare:
sono la passione e le lacrime
del mio amore per te.
Quando tu non sei con me
mi sento inguaribilmente sola
ma non appena ti penso
ti sento vivere dentro di me
ed è come averti sempre addosso...

Alexia e Mario Lavezzi - Biancaneve

Azzurra come la felicità la vita mia va, come una vela
ed ogni giorno è una fetta si sa quasi a metà questa mia mela
tu sola puoi spostare sai il limite facendo diventare me un principe.


Biancaneve vuoi dirmi chi è?
Lo sai anche tu centra poco con me
forse una strega mi sento semmai
si addice di più lo pensi anche tu
ma guarda questi occhi miei, ti bruciano…
senti queste mani mie, ti incendiano…
Giuro che ti mangerei a morsi ti divorerei,
con molto gusto, amore
giuro che ti abbraccerò di baci ti soffocherò
per farti mio, amore. 
Senza te, senza te, senza te,
senza te, ma dove vado, amore?
Giuro non ti pentirai
il paradiso sono io, si proprio io
la strega che vuoi,
meravigliosa strega che tu vuoi.
Hey Biancaneve che accade che fai?
Ti piace di più essere strega.
La grinta è grinta mi piace così
ho il fuoco nel sangue, sarò la tua droga!
Dimmi che però mi vuoi e subito
dimmi che non ce la fai a vivere.
Senza me, senza me, senza me
senza me, ma dove vai, amore?
Giuro che ti abbraccerò
di baci ti soffocherò
per farti mio, amore.
Presto tu ti accorgerai
che Biancaneve strega hai
come mi vuoi, amore.
Giuro non ti pentirai
il paradiso sono io, si proprio io
amore mio.
il paradiso sono io.
Voglio amarti semplicemente...
Non soffrire inutilmente...
Da oggi in poi noi due, noi due teneramente
Senza te, senza te, senza te,
senza te, ma dove vado, amore?
Giuro non ti pentirai
il paradiso sono io, si proprio io.
Amore mio
Il paradiso sono io!



giovedì 12 marzo 2009

Due anni - A Yoghi

Due anni
Settecentotrentuno giorni
Diciassettemilacinquecentoquarantaquattro ore
Un milionecinquantaduemilaseicentoquaranta minuti
Sessantatremilionicentocinquantottomilaquattrocento secondi

Caro Yoghi, di sicuro non te ne sarai ricordato,
ma io è tutto il giorno che ci penso.
Penso che oggi sia un giorno speciale
perché oggi sono esattamente due anni:
due anni fa più o meno a quest'ora....
ti ho dato le labbra per un bacio
e tu mi hai preso il cuore per la vita.
Due anni vissuti intensamente,
due anni pieni di momenti…
momenti brutti e momenti belli.
Momenti tremanti di dubbi
e momenti forti di certezze.
Momenti cupi di buio
e momenti splendenti di luce.
Momenti salati di lacrime
e momenti dolci di sorrisi.
Momenti affogati nel silenzio
e momenti farciti di parole.
Momenti malinconici come giorni di pioggia
e momenti allegri come bolle di sapone.
Momenti dolorosi come ferite aperte
e momenti felici al sapore di zucchero filato
Momenti di rabbia freddi come il ghiaccio
e momenti di serenità come limpidi cieli azzurri.
Momenti con il gelo nel cuore
e momenti brucianti del calore della nostra passione.
Ma sopra ogni cosa
momenti pieni di te e di me…
momenti pieni di noi…
e stasera come allora
ho sulle labbra il sapore di quei baci
e non scorderò mai, nemmeno per un istante,
la sensazione che ho provato
nell'istante in cui la tua anima si è fusa con la mia
ed ho capito di appartenerti per sempre.
E se allora ti è sembrato fosse troppo presto per dirlo
e hai avuto paura di credere alle mie parole
oggi posso confermartelo con assoluta certezza:
io ti amo.
tua per sempre Bubu

domenica 8 marzo 2009

Gian Antonio Stella - Corriere della sera, 8 marzo 2004

Negli occhi di tutti, scrisse atterrito il cronista del New York Times, restò l’immagine di una ragazza che, lanciatasi nel vuoto nella speranza di aggrapparsi all’edificio accanto, restò impigliata per alcuni interminabili secondi finché le fiamme le divorarono il vestito lasciandola precipitare. Forse era russa, tedesca, finlandese… Ma non è improbabile che quella poveretta fosse italiana. Come italiane erano almeno 39 (molti corpi erano irriconoscibili) delle 146 donne morte in quello spaventoso incendio in una fabbrica di camicie dimenticato dall’Italia e ricordato invece, per un equivoco storico, come l’atto di origine dell’8 Marzo. Era il pomeriggio di sabato 25 marzo 1911, quando il fuoco attaccò gli ultimi tre piani di un palazzone di Washington Place, nel cuore della metropoli americana. E ancora non è chiarissimo come la data, col passare dei decenni, sia stata «adattata» alla Festa della Donna. Ci hanno provato in diversi, a cercare di ripercorrere la storia di questa svista che ancora oggi domina gran parte dei siti Internet (prova provata: mai fidarsi della «rete») dedicati alla genesi della ricorrenza odierna. Prime fra tutti Tilde Capomazza e Marisa Ombra, autrici una quindicina d’anni fa di 8 Marzo.Storie, miti e riti della Giornata Internazionale della Donna. Studio ora ripreso dalla tesi di laurea di una giovane veneziana, Marina Senigaglia, che ricostruisce con qualche integrazione un’infinità di versioni diverse. C’è chi, come le femministe francesi degli anni Cinquanta, dice che la giornata della donna sia stata scelta «per commemorare il 50° anniversario di uno sciopero di lavoratrici tessili, brutalmente represso a New York l’8 marzo del 1857». Chi per ricordare la rivolta pacifista delle operaie di Pietrogrado, l’8 marzo 1917. Chi, come il bollettino del Pci Propaganda nel ’49, per celebrare l’8 marzo 1848, quando le donne di New York scesero in piazza per avere i diritti politici. Chi in memoria dell’incendio del 1911 (con la data sfalsata di due settimane e passa) e chi di un fantomatico incendio a Boston nel 1898. Col risultato che alla fine, a forza di passaparola e di equivoci, ne è uscito un collage, fissato nel 1954 da un fumetto del settimanale della Cgil Il lavoro (che due anni dopo pubblicherà anche una specie di fotoromanzo assai raffazzonato) in cui si è mischiato tutto: date, luogo, episodi, numero dei morti, tutto. Con la probabilità che siano stati confusi più incendi (81 nella sola New York e nel solo 1911 in fabbriche di quel tipo) compreso uno avvenuto effettivamente l’8 marzo (1908) alle scuole di Collingwood in cui erano morti 173 bambini e due insegnanti. Per non dire del caos su chi, come e quando propose per primo la fatidica data oggi legata alle mimose. Certo è che, fosse anche falso il collegamento storico, non c’è episodio nella storia delle donne più adatto a segnare un punto di svolta quanto la catastrofe alla Triangle Waist Company. Le cinquecento ragazze tra i 15 e i 25 anni che lavoravano con un centinaio di uomini e rare colleghe più anziane, negli ultimi tre piani del palazzo, alle dipendenze di Isaac Harris e Max Blanck, facevano infatti una vita infame. Una sessantina di ore di lavoro la settimana (l’anno prima un grande sciopero durato mesi aveva strappato un orario di 52 ore, ma lì non era applicato), straordinari sottopagati, spazi ridotti, sorveglianza feroce. Come accade con certi contratti anomali di oggi (della serie: nessuno inventa mai niente) i padroni avevano infatti affidato tutto, con una specie di subappalto interno, a una rete di caporali ciascuno dei quali gestiva e pagava sette operaie, che faceva marciare a ritmi elevatissimi. Incidenti sul lavoro a catena. Tutele sindacali zero. Porte sbarrate dall’esterno perché le ragazze non si allontanassero. Il posto giusto per gli ultimi degli ultimi: gli ebrei e gli immigrati italiani. Mancavano venti minuti alle cinque del pomeriggio. Altri cinque e tutte le lavoratrici della camiceria si sarebbero alzate per tornare a casa, a Brooklyn. Gli impiegati degli altri uffici del palazzo se n’erano andati a mezzogiorno. Come fosse partita la prima fiammata, avrebbe ricostruito il giorno dopo il Daily Telegraph ripreso dal Corriere della Sera, non si sa. Ma in pochi istanti il fuoco attaccò i mucchi di stoffa dilagando per l’ottavo piano e avventandosi sul nono e sul decimo. Fu l’inferno. Le poverette cercarono di scendere per la scala anti-incendio ma era troppo leggera e cedette di colpo, mentre le fuggitive piombavano. Alcune riuscirono a raggiungere l’ascensore, che per un po’ andò su e giù portando in salvo alcune decine di ragazze, poi cedette di schianto: nella tromba, a fiamme domate, sarebbero stati trovati una trentina di corpi. Fu allora che New York assistette, col cuore in gola, a decine di scene che avrebbe rivisto l’11 settembre del 2001 alle Twin Towers. «La folla da sotto urlava: “Non saltare!”», scrisse il New York Times. «Ma le alternative erano solo due: saltare o morire bruciati. E hanno cominciato a cadere i corpi». Tanti che «i pompieri non potevano avvicinarsi con i mezzi perché nella strada c’erano mucchi di cadaveri». «Qualcuno pensò di tendere delle reti per raccogliere i corpi che cadevano dall’alto», scrisse il Daily, «ma queste furono subito strappate dalla violenza di questa macabra grandinata. In pochi istanti sul pavimento caddero in piramide orrenda cadaveri di trenta o quaranta impiegate alla confezione delle bleuses». «A una finestra del nono piano vedemmo apparire un uomo e una donna. Ella baciò l’uomo che poi la lanciò nel vuoto e la seguì immediatamente». «Due bambine, due sorelle, precipitarono prese per la mano; vennero separate durante il volo ma raggiunsero il pavimento nello stesso istante, entrambe morte». Forse erano Rosaria e Lucia Maltese, forse Bettina e Francesca Miale, forse Serafina e Sara Saracino… Erano centinaia, le ragazze e le bambine italiane che lavoravano lì, sfruttate da quei carnefici. Centinaia. E almeno 39 identificate («da un anello, da un frammento di scarpa») più dieci ufficialmente disperse, videro finire così il loro sogno americano. I loro assassini, al processo, vennero assolti. L’8 marzo, dopo tante rimozioni, ricordiamoci anche di loro.

mercoledì 4 marzo 2009

Adriano Celentano e Claudia Mori - Il figlio del dolore

(lei)
Tu mi sfondavi col tuo corpo mentre due dei tuoi
si divertivano a tenere larghe le mie gambe
e ogni volta che spingevi con rabbia lo facevi
mentre di dentro morivo dal dolore.
Con uno straccio in bocca fermavi le mie grida
e quando poi esausto da me tu sei uscito
a turno i tuoi compagni han ricominciato
tu ridevi mentre sanguinavo.
La tua malvagità nel mio grembo morirà
poiché è proprio dal mio grembo che rinascerai
e mentre in cuor mio per sempre morirai
e come un fiore dal mio grembo tu rinascerai
(lui)
Tu vuoi far nascere colui che giudicherà
chi violentò la madre sua nel  giorno che lo concepì
io guardarlo non potrò se un dì mi chiamerà
e mi racconterà che lui è figlio mio
lui mi disprezzerà e io maledirò
il giorno che la madre mia mi partorì
e mi abbandonerà e non avrà pietà
per le lacrime che io verserò...
(lei)
Tu gli racconterai che tu non eri tu
ma solo il frutto di quell'odio di chi amare non sa
Figlio mio gli dirai la mia malvagità
morì quel giorno che nascesti nascesti tu
E gli dirai che tu pagherai i tuoi crimini
di fronte agli uomini e poi davanti a Dio
Così lui capirà che sorridere
è il seme di un amore che germoglierà..

E l'odio finirà solamente se
gli uomini sapran risorgere dentro di se
E l'odio finirà solamente se
gli uomini sapran risorgere dentro di se
E l'odio finiràsolamente se
gli uomini sapran risorgere dentro di se!


domenica 1 marzo 2009

Io ti amo, ti amo, ti amo... bene…


Adesso ti scrivo. Perché sto bene, perché sto male, (il mal di testa e il raffreddore stanno peggiorando a vista d’occhio) perché sto in questo strano modo, con qualcosa che mi bolle dentro e vuole salire su, su, su e poi uscire fuori. Non so perché sto così bene con te... so solo che mi sei necessario, indispensabile, come l’aria che respiro, come il sangue che mi scorre nelle vene. Con te mi passa quella sensazione che mi sento addosso da una vita: di essere una gatta randagia…e quando mi prende quella voglia irrefrenabile di fare l’amore con te, non è sesso… il sesso non c'entra proprio per niente! E’ molto di più, qualcosa di molto più intimo e profondo…è il bisogno di sentirmi tua, la necessità fisiologica di provare quella sensazione di appartenerti totalmente che mi riempie il cuore, che mi fa stare bene, mi rassicura e mi aiuta a sopportare meglio il distacco da te quando esci dalla porta e dalla mia giornata… e momentaneamente dalla mia vita, per rituffarti nella tua. Quando io e te facciamo l’amore… dopo… è quello il legame magico, il filo indissolubile che mi lega a te… quello che mi ha tenuta aggrappata al tuo ricordo quando te ne sei andato, che mi ha fatto sperare in un tuo ritorno… TU SEI QUELLO, in quel momento io respiro la tua essenza più profonda e la tua anima, che tu metti a nudo “veramente” solo in pochi momenti. L’ho vista, l’ho assaporata la prima volta che ci siamo baciati e fin da quel primo bacio io mi sono sentita, finalmente, a casa. Tu sei la mia oasi nel deserto, il mio porto sicuro… l’appartenere a te e a te solo è inciso nel mio Dna. Tu sei il mio destino, ed io sono il tuo. Ci apparteniamo a vicenda, ci completiamo a vicenda. Se credessi nella reincarnazione direi di averti conosciuto mille vite fa, e da allora stavo solo aspettando di ritrovarti. Qualcuno ha detto: c'è una ed una soltanto altra parte di te nell'universo. E quella parte di me, per me sei tu. Non sei il primo uomo che ho amato, né il solo. Sarei bugiarda a dirlo. Ma quello che provo per te va oltre l’amore… Più ti conosco e più apprezzo la tua dolcezza, la tua bontà, l’altruismo che ti contraddistingue e che al giorno d’oggi è una qualità ormai in via d’estinzione. Il tuo dare e non tirarti mai indietro quando c’è bisogno di una mano. Mi piace prendermi cura del bambino che hai dentro, ma anche appoggiarmi all’uomo forte che mi fa sentire protetta e al sicuro (quanti uomini al giorno d’oggi aprono una porta e lasciano passare per prima una donna quando entrano in una stanza?). E più sto con te più apprezzo le mille altre sfumature affascinanti del tuo essere tu che emergono a poco a poco da dove le avevi sepolte…
Come diceva Oscar Wilde: Gli uomini per sciocca vanità vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Le donne hanno un istinto più sottile: a loro piace essere l’ultimo amore di un uomo. E spero con tutto il cuore che per me possa essere così. Io voglio riuscire ad essere l’ultimo amore della tua vita…

IO TI AMO, TI AMO, TI AMO...  BENE…

A presto amore mio, ti aspetto
tua Bubu

Erich Fried - Soltanto non

La vita sarebbe
forse più facile
se io non ti avessi mai incontrato.
Meno tristezza
ogni volta che dobbiamo
separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà.
E anche dopo
di quella nostalgia imponente
che quando non ci sei
vuole l’impossibile
e subito
fra un instante
e che poi
poiché non è possibile
resta turbata
e respira a fatica.
La vita sarebbe forse
più facile
se io non ti avessi incontrato
.....
soltanto non sarebbe
la mia vita !

venerdì 27 febbraio 2009

Max Pezzali - Io ci sarò


Io non ti prometto qualcosa che non ho
quella che non sono non posso esserlo
anche se so che c'è chi dice per quieto vivere
bisogna sempre fingere.
Non posso giurare che ogni giorno sarò
bella, eccezionale, allegra, sensibile, fantastica
ci saranno dei giorni grigi ma passeranno sai…
spero che tu mi capirai.
Nella buona sorte e nelle avversità,
nelle gioie e nelle difficoltà
se tu ci sarai io ci sarò
So che nelle fiabe succede sempre che
su un cavallo bianco arriva un principe
e porta la bella al castello si sposano e sarà
amore per l'eternità.
Solo che la vita non è proprio così
a volte è complicata come una lunga corsa a ostacoli
dove non ti puoi ritirare soltanto correre
con chi ti ama accanto a te.
Nella buona sorte e nelle avversità,
nelle gioie e nelle difficoltà
se tu ci sarai io ci sarò.
Giuro ti prometto che io mi impegnerò
io farò di tutto però se il mondo col suo delirio
riuscirà ad entrare e a far danni ti prego dimmi che
combatterai insieme a me.
Nella buona sorte e nelle avversità,
nelle gioie e nelle difficoltà
se tu ci sarai io ci sarò.
Nella buona sorte e nelle avversità,
nelle gioie e nelle difficoltà
se tu ci sarai io ci sarò…

lunedì 23 febbraio 2009

Gemelli Diversi - Vivi per un miracolo

Per ogni madre ancora troppo immatura
che ha avuto troppo paura
per ogni vita finita in un sacco della spazzatura
per chi ha visto un genitore andare via
per chi il proprio padre non sa nemmeno chi sia
per chi cresce a mazzate date da un alcolizzato
per il figlio che è scappato
e per quello che l’ha ammazzato
per chi ha sentito sulla gola un coltello
per le vergini vendute come carne da macello
per il padre schiacciato dal suo lavoro
che per dare il pane ai figli invecchia lintano da loro
per ogni madre che si attacca alla bottiglia
per ogni soldato mai ritornato alla famiglia
per ogni cuore fatto a pezzi da una stronza
per ogni donna che ha un uomo che non la ascolta
per la gente onesta che però si sente sempre dire no
ce l’hai un attimo per me
 Perché c’è troppo bisogno di aiuto
ti prego dimmi mentre il mondo piange Dio dov’è
una preghiera va a chi è in carcere senza motivo
per chi esce ma non cambia e torna in gabbia recidivo
per il suo bambino
per il suo futuro
per chi è aldilà del muro
per chi è umiliato e al suo padrone grida vaffanculo
perché ogni verità taciuta venga riconosciuta
per l’aria sporca e per ogni foresta che viene abbattuta
per ogni nonno come il mio che ha disertato il duce
per chi ogni giorno prega Dio di avere un po’ di pace
per ogni bacio non dato
per ogni amore trovato
per il barbone affamato trovato in un prato
per quello che si è salvato
grazie ad un euro donato
e per l’uomo che l’ha sfamato al volontariato
per chi non se ne frega
ti imploro veglia e prega
se ogni ribelle nel giusto che non si piega
per chi è sul baratro però
guarda in basso e dice no
ce l’hai un attimo per me
minuto dopo minuto il mondo va a rotoli ma resta muto
dove sono cresciuto vieni tenuto
seduto e l’odio viene venduto
da mani lisce come velluto
per cui c’è troppo bisogno di aiuto
per chi non usa la forza ma usa il dialogo
per chi non si arrende all'ennesimo ostacolo
per quelli che sono vivi per miracolo
per te se come vivi per un miracolo
guarda giù dai speranza ai sognatori
e la forza per costruire giorni migliori
per chiunque sia tagliato fuori
e guarda il cielo come me.

domenica 22 febbraio 2009

Julio Cortázar - Il gioco del mondo (Rayuela)


Tocco la tua bocca, con un dito tocco l'orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna. Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più da vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti ………………………
Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c'è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, ed io ti sento tremare stretta a me come una luna nell'acqua.

martedì 17 febbraio 2009

Dolcenera - Tu si ‘na cosa grande

Tu si ‘na cosa grande pe’ me
‘na cosa ca’ mma fa’ nammura’
‘na cosa ca’ si tu guard’ a’ mme
me ne moro accussi’
guardann’ a te
Vurria sap’e’ ‘na cosa da te
pecch’e’ quann’o me guardi accussi’ 
si pure tu te sient’muri’
nun’m dice e nun m’o fai capi’
ma pecche’
E dillo’ ‘na vota sola
si pure tu stai tremann’
dillo c’a me voi bene
comm’ io, comm’ io, comm’ io, vojo bene a te!
Tu si ‘na cosa grande pe’ me
‘na cosa ca tu stess nun saje
‘na cosa ca’ nun agg’ ia avuto maje
nu bene accussi’
accussi’ grande!
E dillo’ ‘na vota sola
si pure tu stai tremann’
dillo c’a me voi bene
comm’ io, comm’ io, comm’ io,
voglio bene a te!
Tu si ‘na cosa grande pe’ me
‘na cosa ca tu stess nun saje
‘na cosa ca’ nun agg’ ia avuto maje
nu bene accussi’
accussi’ grande
accussi’ grande
accussi’ grande!


giovedì 12 febbraio 2009

Lucio Battisti - Aver paura di innamorarsi troppo...

Aver paura d'innamorarsi troppo
non disarmarsi per non sciupare tutto
non dire niente per non tradir la mente
è un leggero dolore .........
Non farsi vivo e non telefonare
parlar di tutto per non parlar d'amore
cercar di farsi un po' desiderare
è proprio un vero dolore .........
Abbandonarsi senza più timori
senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori .........
Aver paura di confessare tutto
per il pudore d'innamorarsi troppo
fingere che le altre donne vedi
è un leggero dolore.........
e soffocare la sana gelosia
e controllarsi non dire "tu sei mia"
voler restare e invece andare via
è proprio un vero dolore............
Abbandonarsi senza più timori
senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori .........

mercoledì 11 febbraio 2009

Buon compleanno amore mio !!!


11 febbraio: un giorno speciale, una data importante,
perchè l'11 febbraio di quarantacinque anni fa...nascevi TU!

tu ... che sei il primo pensiero ad ogni mio risveglio ...
tu ... che sei l'ultimo, prima di chiudere gli occhi ...
         e arrendermi al sonno ...
tu ... che riempi di luce le mie giornate anche quando piove...
tu ... che quando te ne vai per me si spegne il sole...
tu ... che riscaldi il mio cuore, che accendi i miei sensi...
tu ... che mescoli il tuo respiro al mio...
         e da due diventiamo una cosa sola...
tu ... che dai sollievo e pace alla mia inquietitudine...
tu ... che tra le tue braccia mi sento protetta e al sicuro...
tu ... che se mi tieni per mano ritorno bambina...
tu ... che hai occhi di cielo nei quali mi perdo...
tu ... che mescoli i tuoi sorrisi al mio caffè la mattina...
tu ... che se non fossi con me...
         la vita saprebbe di fumo e malinconia...
tu ... che sei padrone del mio corpo ...
         e tiranno della mia anima...
tu ... che se te andassi io non saprei dove andare...
         cosa fare... chi sognare...
tu ... che mi sei complice... amico ... amante... confidente...
tu ... che sei il mio unico grande amore...

martedì 10 febbraio 2009

Un amore così grande - Manuela Villa

Sento sul viso il tuo respiro,
cara come sei tu dolce sempre di più
per quello che mi dai io ti ringrazierei
ma poi  non so parlare…
E' più vicino il tuo profumo,
stringiti forte a me non chiederti perché,
la sera scende già la notte impazzirò
In fondo agli occhi tuoi bruciano i miei.
Un amore così grande
un amore così..
tanto caldo dentro e fuori intorno a noi
un silenzio breve e poi
la bocca tua si accende un' altra volta.
Un amore così grande
un amore così
tanto caldo dentro e fuori intorno a noi
un silenzio breve e poi
in fondo agli occhi tuoi bruciano i miei.
La sera scende già la notte impazzirò
in fondo agli occhi tuoi bruciano i miei.
Un amore così grande
un amore così…
tanto caldo dentro e fuori intorno a noi
un silenzio breve e poi…
la bocca tua si accende
si accende un'altra volta.
E poi la bocca tua si accende
si accende un'altra volta… per me…

mercoledì 4 febbraio 2009

L'Aura - Basta!

Sai che succede amica mia?
C'è chi ora prova a portar via
Sogni giovani che il tempo cullerà,
Pieni di libertà
Gente che resta e che va via
Colpa di un uomo o della democrazia?
Dai peccati Madre Guerra assolverà
Chi la venererà!
C'è qualcuno là che ci aiuterà
a dire "Basta!"?
C'è qualcuno là che fermare potrà
la violenza?
Sai che succede amica mia?
Quella che oggi è una bugia
L'indomani per qualcuno evolverà
E sarà verità
C'è qualcuno là che ci aiuterà
a dire "Basta!"?
C'è qualcuno là che fermare potrà
la violenza?
C'è qualcuno là nell'immensità
della terra?
C'è qualcuno là che vivere saprà
con la testa?
Quante pietre da scagliare
Tiene in serbo, generale,
Il suo esercito di frode ed empatia?
Quante sono le persone
che in nome del Signore
Finiranno nella cenere?
C'è qualcuno là  che ci aiuterà
a dire "Basta!"?
C'è qualcuno là che  fermare potrà
la violenza?
C'è qualcuno là nell'immensità
della terra?
C'è qualcuno là che vivere saprà
Con la testa?

domenica 1 febbraio 2009

Luciana Litizzetto - Donne con le palle

Buonanotte al secchio. È tutta colpa del corpo calloso. Altro che cucche. Noi baiadere non solo abbiamo fianchi consistenti, polpacci da lottatore di sumo e pancette da piccolo buddha, ma anche un corpo calloso più spesso. Che sarebbe a dire che con gli anni ci abbiamo fatto il callo? Anche. Ma Piero Angela la spiegherebbe diversamente. Praticamente nelle donne il fascio di fibre nervose che collega l'emisfero destro a quello sinistro del cervello è più voluminoso. Questo significa che pensiamo più in fretta, parliamo più veloce e facciamo prima a darci una mossa. Gli uomini invece, avendocelo piccolo piccolo, il corpo calloso intendo, non possono contare su connessioni rapide degli emisferi. Quindi riescono a fare una sola cosa per volta. E a pensare un solo pensiero. E son pure pieni di fisime. È per via dello stramaledetto corpo calloso che nel lasso di tempo che impiega il nostro boy a cambiare le pile dell'orologio a muro noi sparecchiamo la tavola, prepariamo il caffè, stendiamo il bucato, raschiamo le carote, scendiamo il cane, concimiamo le begonie e telefoniamo all'amante. Il mio visir. Adesso vi racconto. In autostrada quando arriva al casello abbassa l'autoradio. Normale? Be', sarebbe normale se lo facesse per sentire chiaramente quel che dice il casellante. Peccato che noi abbiamo il telepass. Il benedetto, santissimo telepass. Bippp... Lui non ce la fa a superare il casello e ad ascoltare gli Steely Dan contemporaneamente. E io son lì col mio corpo calloso che freme. E allora chiudo gli occhi e penso positivo. Penso che forse è proprio grazie a lui, a quel ponticello del cervello, che col tempo noi donne ci siamo emancipate.
Abbiamo raggiunto la quasi parità. E quando riusciamo a fare le cose per benino ci dicono pure che siamo donne con le palle. Mammamia che orrore. Io non voglio essere una donna con le palle. Le tette mi bastano e avanzano. Non so voi ma io non l'ho mai avuta st'invidia del pene. Ho avuto nostalgia, qualche volta. Ma chi lo vuole? Lo stimo, il pene. È un bell'articolo, per carità. Sa essere divertente quando si impegna. Quando non ha bisogno di un viagra station wagon. Ma che rimanga lì dove è sempre stato. Non mi interessa assolutamente. Neanche in saldo. Io voglio rimanere una donna normale. Che non si fa mettere i piedi in testa ma sa tollerare. Invece adesso serpeggia tra il gentil sesso 'sta mania della rivincita. Vogliamo avere sempre ragione. Anzi. Riprenderci la ragione. Non essere felici. Eppure ce l'abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi. È di questo che si muore. Si muore nell'ostinato tentativo di avere ragione. Ma la ragione non è mai tutta da una parte. Con il corpo calloso che ci ritroviamo dovremmo capirlo, no? Per avere ragione si è disposti a tutto. Anche a guastare la vita propria e quella degli altri. Io ho deciso. Non voglio avere ragione. Voglio essere felice!